Highlands, puntata 2

DSC_0087.JPGLa giacca gronda acqua mentre a fatica salgo lungo il versante. Il buio non è ancora totale, ho almeno una mezz’oretta di chiaroscuro, riuscirò a salire in tempo per vedere qualcosa. Ho posato lo zaino, ma subito ci ripenso e lo rimetto sulle spalle. È stata una scelta stupida, avrei potuto lasciarlo per poi recuperarlo dopo ma ho paura di perderlo. E’  il mio unico compagno di viaggio. La pioggia si intensifica. Ad ogni passo il mio peso fa affondare gli scarponi nel fango. Salgo lentamente, affaticato dal terreno e dal peso dello zaino. Ho sbagliato a portarlo con me, ho peccato di ignoranza.

Ho già percorso un centinaio di metri quando il mio scarpone sinistro affonda nel terreno fino a metà polpaccio. Cerco di forzare sulla gamba per tirarlo fuori ma non ci riesco. Il piede è come preso da una morsa gelida e bagnata. Con le mani vado alla ricerca di un appiglio, trovo solo erba. Riesco a liberare il piede spostando tutto il peso sul fianco destro e, mentre il piede rivede l’aria io mi sbilancio indietro con il peso dello zaino, non riesco a trovare un appiglio e vengo trascinato dal bagaglio verso valle. Cado sulla schiena (sullo zaino) ed inizio a rotolare sul versante tra terra e fango. Ruzzolo per un centinaio di metri fino alla base. Rimango a terra, piegato su un fianco, lo sguardo verso monte, con lo zaino che continua a tirare in vita e sulle spalle. Le gocce di pioggia, gelide, mi cadono in faccia. Le sento “Sono vivo” penso. Appena capisco dove sono urlo  “Aiuto!”. Lo urlo più di una volta e mi slaccio lo zaino. Mi sdraio a pancia in su, la pioggia continua a cadere e scoppio a ridere. Una risata fragorosa, quasi quella di un pazzo. “Ma a chi c***o sto chiedendo aiuto?” dico ad alta voce e continuo a ridere. Per un quarto d’ora non mi muovo, rimango a terra a fissare le gocce di pioggia illuminate dal frontalino cadermi in faccia dal cielo. Paiono cadere tutte dallo stesso punto.

I pensieri scorrono veloci nella mente, dalla mia famiglia, al momento della partenza al come mi ero immaginato le Highlands prima di partire. Poi si fermano sullo sguardo di un amico. Un personaggio. Forse l’unico che saprebbe cosa dirmi in questo momento. Vorrei fosse qui con me ma non c’è, è in Pakistan. Penso ai progetti futuri, uno è con lui. Spero tanto di realizzarlo. Sorrido di nuovo mentre la pioggia continua a cadere copiosa dal cielo.

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