Hervé, nato tra i 4000, ma uno l’ha legato per sempre a sé

11161353_1574532252829856_5978447265362777818_nRappresenta la quarta generazione di guide alpine della sua famiglia. Figlio di Marco Barmasse, Hervé racconta come la sua passione per una delle più belle e simboliche montagne delle Alpi sia natacome per moltiper il semplice fatto di vederla tutti i giorni fin dalla nascita. “Non l’ho scelta come montagna, è lì e la salgo”. In effetti, è una piramide che ha ispirato ed appassionato tanti alpinisti. Tra questi una leggenda, che cinquant’anni fa aprivachiudendo contemporaneamente la sua carriera alpinisticala prima diretta, solitaria ed invernale sulla parete nord: Walter Bonatti.

“Per un alpinista il Cervino è come un parco giochi. Si può ancora fare tanto su quella montagna”. E lui ha fatto tanto, ripetendo e aprendo numerose vie. La più significativa di queste, però, è stata sicuramente la prima ripetizione e prima solitaria della via aperta nell’83 dal padre Marco: la Direttissima.

Ma l’ascesa più bella è stata Viaggio nel tempo, aperta con il padre Marco sul Monte Rosa. Passato e futuro che si incontrano e si uniscono in un alpinismo che sulle Alpi ha ancora tanto da dare e da dimostrare. “L’alpinismo è cambiato molto dai tempi di mio padre, soprattutto nei materiali. Se pesassi l’attrezzatura che uso io oggi e quella che utilizzava lui, ci sarebbero almeno tre chili di differenza”. Ma, oltre all’attrezzatura, è cambiato anche il pensiero? Come si avvicinano al mondo della montagna le nuove generazioni? “Nei giovani trovo che ci sia grande passione e voglia di fare. Vedo un avvicinamento ai valori della montagna. Alcuni giovani alpinisti stanno facendo un ottimo lavoro: alcune delle nuove vie che si vedono oggi sono molto belle”.

Hervé arriva dalla valle d’Aosta, una delle regioni in cui il turismo di montagna è più sviluppato; una delle regioni con più funivie. “Per la valle d’Aosta il turismo è essenziale, e le funivie servono per consentirne un adeguato sfruttamento anche invernale. Eviterei però di farne altre. Preferirei magari lo smantellamento di alcuni vecchi impianti ormai poco utilizzati”. Per Hervé, però, il vero problema non risiede tanto nelle funivie, quanto “nell’arrivo su gomma, che andrebbe evitato. Troppe auto si muovono verso la montagna. Bisognerebbe incentivare all’utilizzo dei mezzi pubblici”.

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