Dai muretti delle trincee a quelli dei terrazzamenti – Cercando tracce della Grande Guerra ad Imer e scoprendo i vigneti di Sondrio

La mia giornata finisce ad Imer, con un bell’incontro: un amico divulgatore, Aaron, che mi accompagnerà alla scoperta di questa zona. Conosco Luana, Marco e Iago. Sono la famiglia di Aaron, non li avevo ancora conosciuti. Iago, non appena mi vede, si nasconde dietro la schiena del papà; scopro che è molto timido, e cambierà immediatamente atteggiamento, ogni qual volta mi incontrerà per casa.

Inizia la ricerca delle tracce della Grande Guerra

Inizia la ricerca delle tracce della Grande Guerra

Il giorno dopo, in compagnia di Aaron, vado alla ricerca delle tracce della Grande Guerra. Ho scoperto solo la sera prima, parlando e guardando cartine sul balcone, la presenza di strutture risalenti al ’15-’18. Partiamo la mattina presto. Abbiamo trovato, tramite contatti locali, due appassionati che conoscono molto bene le zone in cui si possono trovare reperti. Il primo incontro con loro non è incoraggiante: ci squadrano con fare dubbioso, chiedendoci se abbiamo le capacità per stare loro dietro.

I muri delle trincee

I muri delle trincee

Alla fine il percorso proibitivo non sarà altro che una camminata, prima nel bosco e poi lungo le praterie alpine. I primi raggi di sole iniziano a scaldare l’aria, mentre noi continuiamo la nostra salita. Finito il bosco, si iniziano ad incontrare le prime tracce di guerra: i muretti a secco, prime impronte dell’uomo belligerante. Poi, il filo spinato e i resti di bombe esplose.

Tornati a valle e salutati i compagni di salita, io ed Aaron ci dedichiamo alla visita del piccolo Museo Storico della Grande Guerra sul Lagorai, degli alpini di Caoria. È un museo che raccoglie, in una stanza, gli oggetti militari recuperati nelle montagne limitrofe.

Io ed Aaron visitiamo il Museo Storico della Grande Guerra sul Lagorai

Io ed Aaron visitiamo il Museo Storico della Grande Guerra sul Lagorai

Un luogo piccolo ma suggestivo, che permette di capire come vivessero i soldati ed in quali condizioni si trovassero a dover svolgere le attività più comuni, quali cucinare, lavarsi, o più semplicemente scambiare due chiacchiere con i commilitoni.

Nel pomeriggio devo proseguire verso la mia nuova meta, la Lombardia. Ci arriverò attraverso Peio. O, almeno, questo è ciò che mi ha detto la compagnia di trasporti quando ho chiesto informazioni. La ditta lombarda che si occupa dei trasporti pubblici nella zona di Sondrio/Tirano mi ha detto “dal primo di luglio esiste la corsa estiva che porta da Peio a Sondrio, diretta”. L’autobus delle sei e diciotto del mattino da Peio, per essere precisi.

Arrivato a Peio, scopro però che la situazione è un’altra: non trovo nessuna fermata che indichi un trasporto verso Sondrio. Chiedo dunque all’albergo in cui sono alloggiato. Passiamo tre ore alla ricerca di un modo per farmi arrivare oltre il confine regionale. Una giornata buttata. Me ne vado a letto sconfortato, cosciente che l’indomani dovrò partire molto presto e prendere un numero infinito di autobus, diretti prima verso il confine e poi verso Sondrio. Dodici ore per spostarmi di meno di 300 chilometri.

A Sondrio devo incontrarmi con Guido. Per i prossimi due giorni sarò in compagnia sua e degli amici di AltRaValtellina, una neonata associazione che cerca di raccogliere persone che vogliono un turismo sostenibile nella valle. Arrivando, dal finestrino scorgo i primi paesaggi terrazzati. Guido mi accomagna alla mia prima sistemazione: un piccolo ma accogliente B&B, gestito da due milanesi. “Siamo ritornati per il posto”, mi dicono durante la cena. Da qui, in effetti, la vista sulle Alpi Orobie è stupenda. Non è però solo l’ambiente ad averli fatti tornare qui. È stato soprattutto l’amore per la zona, unito alla voglia di far crescere i figli in un posto salutare.

Non sono gli unici che incontro questa sera, ad essersi trasferiti qui dall’esterno: seduto al mio fianco, a tavola, un signore sulla settantina; lui ha lasciato il mare ed il mondo sottomarino per trasferirsi qui in montagna e puntare, come gli altri, su una forma di turismo maggiormente consapeole di sé.

Alla scoperta dei vigneti della Via dei Terazzamenti

Alla scoperta dei vigneti fra Sondrio e Morbegno

La mattina seguente sveglia verso le sette ed in marcia con Guido, per andare alla scoperta della Via dei Terrazzamenti, fulcro del turismo sostenibile in Valtellina. Un percorso ciclabile (o pedonale) che va da Tirano a Morbegno, attraversando i vigneti terrazzati della zona. Camminando, inizio a fare confusione, tra Guido che spara informazioni a raffica e le pagine della Storia: tutto si intreccia come il filo di lana nel lavoro a maglia. Ogni tanto facciamo brevi pause per osservare i vitigni o per ammirare il panorama. Passiamo così la giornata fino ad arrivare a Morbegno, dove la sera mi aspettano i ragazzi dell’associazione.

Una delle meravigliose viste panoramiche offerte dalla Via dei Terrazzamenti

Una delle meravigliose viste panoramiche offerte dalla Via dei Terrazzamenti

Qui incontro Rocco e Norma, colei che mi ha voluto qui durante il mio viaggio e con cui più di una volta ho chiacchierato al telefono. Norma è l’anima dell’idea di portare il turismo responsabile in Valtellina. Un’idea che, nel suo piccolo, sta funzionando. Ci sono però ancora molte cose da fare. L’associazione, con il tempo, porta avanti con grande entusiasmo idee e progetti e sta riuscendo a cambiare qualcosa. Ma, se vogliamo davvero avere un turismo sostenibile in questa zona, bisogna che si investa maggiormente sui trasporti pubblici. Questi, infatti, sono davvero molto disorganizzati (oltre che mendaci).

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