Museo che vai, Montagna che trovi – Da Dolomythos al MuSe, con uno sguardo da vicino all’uomo venuto dal ghiaccio

Sul tardi, saluto la bellissima valle Aurina: vado verso San Candido. Iniziano così un paio di giorni in cui non camminerò molto. Mi dedicherò, invece, alla visita di alcuni musei importanti per quanto riguarda molteplici aspetti delle Alpi.

L'ambiente curato del museo Dolomythos

L’ambiente curato del museo Dolomythos

Il primo di questi è Dolomythos, un piccolo ma ben curato museo privato, realizzato da Michael Whatchler. Scelgo di non entrare in merito alla questione giuridica durante la visita. Questa è una cosa che lascio alla legge. Mi piace l’ambiente curato del museo, manca però un filo logico che permetta di capire quale messaggio voglia passare questa esposizione. Vuole raccontare la nascita delle Dolomiti? Vuole mostrare la stratigrafia dei reperti dolomitici? Secondo me vuole semplicemente mostrare una collezione di fossili, senza dare un preciso ordine ai vari reperti trovati.

Dopo il rapido passaggio da San Candido, nel pomeriggio cerco di arrivare al Brennero. Vorrei fare un giro alla ricerca dello sbarramento, scovando le tracce della sua storia in paese. Questa zona ha una storia lunghissima. Rileggo qualcuno degli appunti presi prima di partire, mentre aspetto durante il lungo e caldo viaggio in treno. La prima annotazione riguarda la ferrovia, che dal 25 luglio 1867 collega Innsbruck a Bolzano. La sua costruzione fu una manna dal cielo per il turismo locale prima della battuta d’arresto – comune a tutta la zona orientale delle Alpi – dovuta allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.

Mostro il biglietto al controllore: oggi ci sono i poliziotti su questo treno, controllano che nessun immigrato cerchi di svalicare in Austria. Mi fa pensare il fatto che, ora che tutti cercano di andare verso il nord, non li si voglia far passare. Da qui, infatti, durante la Seconda Guerra Mondiale, passavano molti treni, che nessuno provava a fermare. I treni diretti verso i lager nazisti.

Il Brennero fu anche la sede di uno degli incontri che segnò l’inizio della ghettizzazione per le popolazioni altoatesine: qui, il 18 marzo 1940, si incontrarono Mussoni e Hitler per abbozzare le basi delle Opzioni in Alto Adige. Una legge per risolvere il problema dei centri linguistici tedeschi e ladini presenti in Italia. Alle popolazioni in questione fu presentata una scelta: rimanere in Italia, facendo propria la cultura italiana, o trasferirsi nei territori del terzo Reich.

Smetto di leggere gli appunti: il treno è fermo nella stazione di Vipiteno, non riparte. Dopo una mezz’oretta, ci avvisano del guasto al locomotore. Mi metto dunque alla ricerca di un modo alternativo per raggiungere Brennero. Impresa che poi non mi riuscirà, per motivi che non sto qui a spiegare.

Faccia a faccia con l'uomo venuto dal ghiaccio (© Museo Archeologico dell’Alto Adige, Augustin Ochsenreiter)

Faccia a faccia con l’uomo venuto dal ghiaccio (© Museo Archeologico dell’Alto Adige, Augustin Ochsenreiter)

Passata la notte in un bell’albergo pochi chilometri fuori Vipiteno, mi muovo verso sud. Abbandono la tappa al Brennero per motivi di tempo. Prendo il primo treno della mattina direzione Bolzano, dove mi aspettano i responsabili del Museo Archeologico dell’Alto Adige. L’arrivo a Bolzano per me è massacrante: dopo tanti giorni passati in quota, al fresco, il capoluogo mi ricorda che è estate. Siamo sopra i trenta gradi, e la camminata fino al museo è tutto tranne che piacevole.

Sono qui al Bolzano per un uomo che ho già incontrato in passato, in una mostra a cui ho lavorato anni fa come guida. Lo chiamano in tanti modi: Iceman, l’uomo venuto dal ghiaccio, Ötzi, uomo di Similaun. Gli hanno dedicato un intero piano all’interno del museo. Un piano che racconta una storia. La storia del primo uomo tatuato – probabilmente per uso medicinale, una sorta di agopuntura arcaica – di cui si abbia notizia. Un uomo che 5300 anni fa, spinto da chissà quale motivazione, decise di salire verso l’alto, sui ghiacciai della Val Senales. Lo fece con un vestiario adatto al freddo: scarpe con “imbottitura” di fieno (per mantenere la temperatura), cappotto e gambali che potremmo paragonare alle attuali ghette.

L'ascia di Ötzi (© Museo Archeologico dell’Alto Adige)

L’ascia di Ötzi (© Museo Archeologico dell’Alto Adige)

L’uomo possedeva anche una complessa attrezzatura, che il freddo ha permesso di conservare intatta. Tra tutti gli attrezzi spicca la sua ascia: un reperto unico al mondo, segno di potere, all’epoca di Ötzi. Ci sono poi oggetti molto curiosi tra i reperti: il poliporo, un fungo utilizzato come medicinale; uno strano oggetto formato da tante cordicelle annodate insieme ad una estremità, di cui non si conosce la funzione (e forse mai la si scoprirà). Una cosa, però, è certa: l’uomo venuto dal ghiaccio non ha finito di regalare sorprese. Tanto che, solo 20 giorni fa, sono stati scoperti dei nuovi tatuaggi sul suo costato.

Questa struttura mi da un senso di pace. Non so bene il perché, ma ogni volta che la vedo mi rasserena.

Davanti alla futuristica sede del MuSe (© MuSe - Museo delle Scienze)

Davanti alla futuristica sede del MuSe (© MuSe – Museo delle Scienze)

Nel pomeriggio mi sposto a Trento. Sono nell’enorme prato su cui si affaccia la futuristica sede del MuSe. Troneggia, riflettendo i raggi del caldo sole pomeridiano. Qualche settimana fa avevo salutato la mia Torino dal Museo Nazionale della Montagna. Ora, sono qui. Sono partito salutando il modo classico di raccontare la Montagna, ora incontro invece il futuro, l’innovazione.

Quando si è entra, si viene subito travolti da una moltitudine di animali (che non arrivano solo dalle montagne). Sono tutti lì, sospesi nel grande vuoto centrale. Salgo – giusto per fare qualcosa di diverso dal solito – di piano in piano. Un ghiacciaio vero, per insegnare alle giovani generazioni l’importanza del problema climatico. Un grande spazio dedicato alla Montagna ed al suo ambiente, per mostrare quale sia la bellezza e la fragilità della natura.

Saluto Elisa e Christian, due amici che lavorano nella struttura e che mi hanno accompagnato durante la visita, e proseguo il mio viaggio.

Torno leggermente verso est, per rientrare in territorio dolomitico. Andrò ad Imer, dove ad attendermi c’è un altro amico.

Oggi ho camminato poco ma, mi rifaccio nel prossimi giorni!

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