Storie simili dall’Alpe all’Appennino

Sono le ore 19.42 dell’8 Settembre 1943. Tra i fruscii della radio, la voce del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio comunica che “il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane…”. In quel momento Remo Nicoli, classe 1923, si trova presso l’aeroporto di Forlì, dove presta servizio militare. Nell’immediato riesce a fuggire all’accerchiamento tedesco conseguente alla resa italiana. Poi, come molti giovani dopo quella data fatale, sceglie di combattere per la libertà contro le truppe naziste. Così, per caso, si ritrova partigiano. Partigiano d’Appennino, nei pressi di Bologna. Come Comandante partigiano opera numerose operazioni contro i tedeschi, ottenendo numerosi successi. Fino alla sera del 13 Marzo 1945, quando la Ghestapo – ottenuto il suo nome nel corso di interrogatori e sevizie – si presenta a casa sua. Lui non c’è. Decidono di aspettarlo, tendendogli un agguato. Quando al mattino rientra, viene braccato insieme agli altri compagni che frequentano la casa e portato nella tana del lupo, per essere interrogato. Sopporta torture e sevizie, senza mai spezzarsi né fare nomi. Quale fu il suo destino, rimane tuttora un mistero. Il suo corpo non venne mai ritrovato. Di lui sappiamo che era Remo Nicoli, nome di battaglia Enzo, classe 1923, Comandante partigiano.

Sono le ore 19.42 dell’8 Settembre 1943. Tra i fruscii della radio, la voce del Maresciallo d’Italia Pietro Badoglio comunica che “il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane…”. In quel momento Gastone Franchetti, Tenente Alpino classe 1920, decide di opporsi alla leva forzata nella Repubblica Sociale. Fonda quindi un raggrupamento di ex alpini, le cosiddette Fiamme Verdi. Operano tra il Lago di Garda e Brescia per quasi un anno, ingrossando le proprie fila. Fino al 28 Giungo 1944 quando, come spesso accade, una spia fa il nome di Franchetti. Subito arrestato, il partigiano viene portato a Bolzano e torturato per due lunghi mesi. Di lui sappiamo che era  Gastone Franchetti, classe 1920, detto Fieramosca, ex Tenente Alpino fucilato il 29 Agosto 1944 a Bolzano.

Due storie, una d’Alpe ed una d’Appennio. Le storie di due ragazzi come tanti, diventati “eroi” dopo l’8 Settembre del ’43. Storie di partigiani, di italiani come ne sono rimasti pochi. Qualcuno però ancora lo si trova. Enrico Angelini ha novant’anni. Qualche mese fa è salito, armato di solvente e raschietto, ad un piccolo sacrario della resistenza. Lo ha fatto per cancellare una svastica che qualche giovane irriverente – ma preferisco considerarlo smemorato – ha posto là dove si ricorda il sacrificio di uomini e ragazzi. Uomini e ragazzi che hanno lottato per garantirci la libertà di cui oggi godiamo.

Da mare a mare attraverso le Alpi

Era il 17 Luglio 2014 quando ricevetti una telefonata da parte di Carlo Alberto Garzonio, presidente del CSC (Comitato Scientifico Centrale). Accento spiccatamente toscano, simpatico, pragmatico. Da quel momento si profilò la prospettiva che il progetto si potesse realizzare. Due pagine, nulla di più, nulla di certo. Una semplice idea su carta.

In questi 9 mesi Montagne Digitali si è evoluto, ha cambiato forma e si è inspessito, trovando consensi non solo da parte del CSC, ma anche di molti altri enti ed istituzioni. Con il tempo si è lavorato sul percorso, si sono aggiunte tappe, si sono ricercati i mezzi pubblici. Una ricerca non sempre facile.

Oggi, a quasi due mesi dalla partenza – fissata per il 15 di Giugno a Trieste – mi ritrovo ad avere il percorso quasi ultimato. La partenza si affaccia sul mar Adriatico, l’arrivo sul Tirreno. Un viaggio da mare a mare.

Oltre cento le cittadine che verranno attraversate, tra cui 4 Perle delle Alpi e 7 proclamate Città alpina dell’anno. Avrò modo di attraversare zone profondamente segnate dai combattimenti della Prima Guerra Mondiale a cento anni dall’entrata in guerra dell’Italia, ma anche zone di importanza naturalistica e culturale. Sei parchi naturali: il Parco dello Stelvio, tra i più antichi ed estesi parchi nazionali italiani, che ad oggi si trova a rischio smembramento; il Parco Naturale Adamello Brenta, con i suoi orsi; il Parco Nazionale del Tricorno, unico parco nazionale sloveno; il Parco Nazionale del Gran Paradiso, primo parco nazionale italiano, istituito nel 1922; il Parco delle Dolomiti Friulane, che dopo aver sofferto la tragedia del Vajont vede oggi le aquile dominare dal Campanile di Val Montanaia; il parco delle Alpi Marittime, originatosi dalla preesistente Riserva Reale di caccia di Valdieri-Entracque.

“Di cosa parlerai durante il viaggio?” è una domanda molto frequente, e la risposta non sempre è facile da comprendere. “Parlerò di un po’ di tutto”, rispondo. Cercherò di raccontare le Alpi in toto: scriverò di cultura, tradizioni, e storia, ma anche di alpinismo e di ambiente. Ne parlerò riprendendo la mia esperienza e quella delle persone che incontrerò durante il viaggio. Soprattutto, parlerò di mobilità sostenibile, fulcro di questo progetto. Perché la montagna si può vivere in modo consapevole, ed è giusto che così sia vissuta.

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